Educare alla libertà: dall’empowerment all’agency

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Foto di BARBARA808 da Pixabay

Educare in tempi di transizione

Viviamo in un tempo attraversato da trasformazioni rapide e profonde: sociali, culturali, tecnologiche, ambientali. La scuola, le famiglie e le comunità educative si muovono in un paesaggio mutevole, dove le certezze pedagogiche del passato non bastano più a orientare l’azione. L’educazione, in questo scenario, non può limitarsi a trasmettere conoscenze o a sviluppare competenze misurabili: deve diventare un’esperienza generativa, capace di attivare soggettività, favorire la partecipazione e coltivare la libertà sostanziale di ogni persona.

La ricerca pedagogica contemporanea, da Paulo Freire ad Amartya Sen, da Martha Nussbaum a Manuela Fabbri, invita a leggere l’educazione come un processo di emancipazione e trasformazione sociale. In questa prospettiva, due parole chiave aiutano a comprendere il nuovo orizzonte educativo: empowerment e agency. La prima racconta il potenziamento delle capacità individuali e collettive; la seconda, più recente, descrive la possibilità di agire nel mondo con consapevolezza, responsabilità e intenzionalità trasformativa.

Dall’empowerment all’agency: due concetti in dialogo

Empowerment – il potere di partecipare

Il termine empowerment nasce in ambito psicologico e sociale negli anni Sessanta e Settanta, con l’obiettivo di descrivere il processo attraverso cui individui e comunità acquisiscono maggiore controllo sulla propria vita. In educazione, Freire (1970) ne offre una versione radicale: l’empowerment è il risultato di un percorso di coscientizzazione, ovvero di presa di consapevolezza critica della propria condizione e delle possibilità di cambiamento. Educare, in questa prospettiva, significa restituire potere alla parola e all’azione di chi apprende: far emergere la voce, riconoscere i vissuti, favorire la responsabilità.

Con il tempo, l’empowerment è divenuto un principio cardine dell’educazione democratica. È la convinzione che ogni persona, indipendentemente dalle condizioni di partenza, possieda risorse interiori per autodeterminarsi e contribuire alla vita della comunità. Tuttavia, come sottolinea Manuela Fabbri (2025), la sua applicazione rischia talvolta di restare strumentale o individualistica, se non viene collocata in un quadro pedagogico più ampio. L’empowerment, da solo, può trasformarsi in una retorica dell’autoefficacia o del “merito” che ignora le disuguaglianze strutturali e le relazioni di potere che attraversano la scuola e la società.

Agency – la capacità di agire con senso

Il concetto di agency si sviluppa successivamente, soprattutto grazie ai lavori di Amartya Sen (1985, 2003) e Martha Nussbaum (2001, 2012), nell’ambito del Capability Approach. Sen sposta l’attenzione dalla disponibilità di risorse alla possibilità effettiva di utilizzarle per condurre una vita significativa. Una persona è agente, secondo Sen, quando è in grado di “agire e produrre cambiamenti secondo i propri valori e obiettivi”.

L’agency non coincide quindi con l’autonomia astratta, ma con la capacità situata di scegliere e di incidere, di orientare le proprie azioni dentro un contesto relazionale e sociale. È la possibilità concreta di “fare e essere” ciò che si ritiene di valore, tenendo conto delle condizioni, delle opportunità e dei vincoli. In campo educativo, ciò significa formare soggetti capaci non solo di apprendere, ma di interpretare il mondo e trasformarlo, in collaborazione con gli altri.

La proposta di Manuela Fabbri: l’agency pedagogico-trasformativa

Nel volume Dall’empowerment all’agency pedagogico-trasformativa (FrancoAngeli, 2025), la professoressa Manuela Fabbri propone una prospettiva che integra i due concetti, superandone i limiti e valorizzandone le potenzialità.
L’autrice definisce l’agency pedagogico-trasformativa come una nuova categoria pedagogica, capace di unire il potere generativo dell’empowerment con la dimensione relazionale, situata e progettuale dell’agency.

“L’agency pedagogico-trasformativa è la capacità di attivare funzionamenti e libertà sostanziali, orientando l’esistenza verso scelte di valore, in un’ottica democratica e di equità educativa.” (Fabbri, 2025)

In questo quadro, la scuola e i contesti educativi non sono più semplici spazi di trasmissione, ma ambienti capacitanti, dove studenti, insegnanti e dirigenti diventano co-protagonisti di un processo di crescita comune. L’agency non è solo uno scopo educativo, ma un modo di essere e di agire nella relazione pedagogica: richiede intenzionalità, riflessività e apertura al cambiamento.

Dal potere personale al potere condiviso

Una delle trasformazioni più significative introdotte dal concetto di agency pedagogico-trasformativa è il passaggio da una logica del potere individuale a una del potere condiviso.
Mentre l’empowerment tendeva a valorizzare la crescita personale, l’agency insiste sulla dimensione collettiva e relazionale dell’azione.
L’educatore o l’insegnante non “concede” potere, ma costruisce contesti che lo rendono possibile: ambienti di dialogo, fiducia e responsabilità reciproca.

Questo cambiamento di prospettiva implica anche una ridefinizione del ruolo del docente: non più mediatore neutrale, ma facilitatore di processi agentivi.
Significa favorire nei ragazzi la capacità di prendere iniziativa, di riflettere criticamente, di elaborare scelte e di trasformare l’esperienza in conoscenza.

Come afferma Dewey (1916), “una democrazia è prima di tutto una modalità di vita associata, un’esperienza comunicativa condivisa”: la scuola, allora, è il laboratorio di questa democrazia quotidiana, il luogo dove si impara non solo a conoscere, ma a prendere parola e responsabilità.

Il Capability Approach come cornice per la giustizia educativa

Il riferimento al Capability Approach fornisce alla pedagogia trasformativa un quadro teorico solido e coerente. Secondo Sen e Nussbaum, la giustizia sociale non consiste nel distribuire risorse in modo uguale, ma nel garantire a ciascuno reali opportunità di scegliere e di agire.

Applicato all’educazione, questo significa che l’uguaglianza formale non basta: occorre creare condizioni che permettano a ogni studente di sviluppare le proprie capacità di aspirare, apprendere, partecipare.
Le capabilities diventano così strumenti di fioritura umana (human flourishing): libertà sostanziali di essere e di fare, che si realizzano solo quando i contesti educativi sono inclusivi, partecipati e riflessivi.

In questa prospettiva, l’agency pedagogico-trasformativa si fonda su tre principi cardine:

  1. Autonomia riflessiva – la possibilità di pensare e scegliere secondo i propri valori;
  2. Responsabilità condivisa – la consapevolezza che ogni azione educativa incide sugli altri e sul mondo;
  3. Progettualità trasformativa – la capacità di immaginare e costruire futuri desiderabili.

Ambienti capacitanti: quando la scuola genera libertà

Perché l’agency possa svilupparsi, non basta un buon metodo o una didattica attiva: serve un ambiente capacitante, ossia un ecosistema educativo che riconosce e valorizza le potenzialità di ciascuno.
In tali contesti, l’errore diventa occasione di apprendimento, la cooperazione prevale sulla competizione, e la valutazione diventa un momento di riflessione condivisa sul proprio percorso di crescita.

L’approccio socio-costruttivista e il pensiero di Vygotskij ritornano qui in chiave aggiornata: la zona di sviluppo prossimale non è solo lo spazio di apprendimento cognitivo, ma un territorio di libertà in costruzione.
Gli ambienti capacitanti favoriscono la students’ agency (la capacità dello studente di orientare e significare il proprio apprendimento) e la teachers’ agency (la possibilità dell’insegnante di innovare e agire in modo trasformativo).

In entrambe le dimensioni, la centralità dell’esperienza – il fare riflessivo, il laboratorio, la cooperazione – diventa leva di cittadinanza attiva e di benessere.

Educare alla trasformazione: il compito della scuola contemporanea

L’educazione non può più limitarsi a “preparare al futuro”, perché il futuro è già dentro il presente. L’agency pedagogico-trasformativa suggerisce di educare nel presente al cambiamento, mettendo in dialogo saperi, emozioni e senso etico.

Si tratta di superare la “learnification” (Biesta, 2017) – la riduzione dell’educazione a mera acquisizione di competenze – per restituirle il suo significato originario: aiutare l’essere umano a diventare soggetto del proprio mondo. Ogni processo formativo, allora, non si misura solo in termini di risultati, ma nella qualità della relazione educativa che lo rende possibile.

Per genitori, educatori e insegnanti, questo significa promuovere esperienze agentive: dialoghi che attivano la responsabilità, situazioni che incoraggiano la decisione, spazi che valorizzano la voce di chi apprende.
È in questa esperienza condivisa che l’empowerment diventa agency: quando la coscienza del potere personale si traduce in azione comune e trasformativa.

L’educazione come bene comune

“Quel che i genitori migliori e più saggi desiderano per il proprio figlio, la comunità lo deve desiderare per tutti i suoi ragazzi.” Con questa frase, John Dewey (1915) ci ricorda che l’educazione è un atto politico e collettivo, fondato sull’idea di giustizia e sul desiderio del bene comune.

La proposta dell’agency pedagogico-trasformativa riprende e rinnova questo mandato:

  • restituisce dignità al ruolo dell’educatore come costruttore di ambienti di senso;
  • valorizza l’apprendimento come atto di libertà;
  • riporta l’educazione al suo cuore etico: formare persone capaci di agire nel mondo, non solo di adattarsi a esso.

In un tempo segnato da incertezze e accelerazioni, educare all’agency significa educare alla speranza critica: non l’ottimismo ingenuo, ma la fiducia nella possibilità di trasformare la realtà insieme agli altri.
Dall’empowerment all’agency, la pedagogia riscopre la sua vocazione più profonda: non formare esecutori competenti, ma cittadini consapevoli, solidali e creativi, capaci di partecipare alla costruzione di un mondo più giusto e umano.

Riferimenti essenziali

  • Biesta, G. J. J. (2017). The rediscovery of teaching. Routledge.
  • Dewey, J. (1915). The School and Society. University of Chicago Press.
  • Fabbri, M. (2025). Dall’empowerment all’agency pedagogico-trasformativa: Prospettive di ricerca e linee per l’azione didattica. FrancoAngeli.
  • Freire, P. (1970). Pedagogia degli oppressi. EGA.
  • Nussbaum, M. (2012). Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del PIL. Il Mulino.
  • Sen, A. (1985). Well-being, agency and freedom: The Dewey lectures 1984. Journal of Philosophy, 82(4), 169–221.